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“INCONTRI”, LA POESIA DI SERGIO ROSSI INCANTA IL CIRCOLO

Sergio Rossi è entrato nel tempio della poesia con i capelli grigi, ma dalla porta d’oro“. Lo scrittore Ugo Moretti ritagliò queste parole nel 1989. Quasi trent’anni dopo, i capelli di Sergio Rossi dal grigio sono passati al bianco. Il diretto interessato scrolla le spalle e guarda avanti. “Sergio Rossi il giornalista, lo scrittore, il poeta: hai compiuto… il ‘grande slam della scrittura’!”, gli fa notare Stefano Brusadelli, vicepresidente di quel Circolo Canottieri Roma che frequenta “soltanto” dal 1951. Lui guarda il suo libro, “Incontri” (Areablu Edizioni, 232 pagg., Euro 21,00), ride soddisfatto e si offre a una platea di amici che più nutrita non si può.

Sergio Rossi è nel tempio della poesia con i capelli bianchi e quell’”Incontri” ha una dedica speciale: “A Teresa, Elena e Michela. Le tre donne della mia vita“. Tre donne, mille sentimenti e un libro – “Incontri”, appunto – in cui condensare una vita di poesie, quelle delle tre opere precedenti, e proporre nell’ultima parte gli scritti inediti. Il futuro. Al diavolo i capelli bianchi.

Nel salone del Circolo Canottieri Roma ci sono tutti. Anche il presidente del Canottieri Lazio Paolo Sbordoni e la senatrice Paola Binetti. Al tavolo dei relatori, oltre a Rossi, Enrica Schettini Piazza, già Conservatrice della Biblioteca Corsini dell’Accademia dei Lincei, e Annalisa Consolo, chiamata a far rivivere le parole del libro davanti a un microfono. Chiudono il quadro il presidente del Canottieri Roma, Massimo Veneziano, e il già citato Stefano Brusadelli.

L’introduzione del presidente è un saluto, un ringraziamento. “Stima e rispetto per una colonna del Circolo Canottieri Roma, del quale scopro ogni giorno qualcosa di nuovo”. E via i ricordi del vulcanico Sergio Rossi. Fino ad arrivare alla sua ultima creazione: “E’ riuscito a incidere così tanto nella vita dei Circoli storici della Capitale da creare per loro una nuova forma di rivalità. Quella ai fornelli, grazie alle Olimpiadi Gastronomiche”.

“L’onestà di Sergio – spiega la dottoressa Schettini Piazza al termine del suo saggio sulla ‘poesia onesta’ – è il suo mantenersi fedele a se stesso. E in questo cammino introspettivo scandagliare gli affetti famigliari. A colpire è soprattutto il rapporto con la moglie, un amore da sempre trainante”. Eppure, “Sergio resta un poeta del sentimento, più che sentimentale”.

Conferma il vicepresidente Brusadelli: “Questo libro ha aumentato la mia considerazione nei confronti di Sergio, che ha speso gli anni della sua vita a costruire un grande amore. Per questa ragione questo libro ha anche una coautrice“.

Infine Rossi. Uomo e poeta. “Ho sempre cercato di dare forma ai sentimenti. Non amavo particolarmente i poeti né mi appassionavo troppo alla poesia, fino a che una notte d’estate del 1984, mentre ero in villeggiatura, al mare, iniziai a sognare parole. La mattina dopo misi su carta quelle parole e scrissi ‘Radici‘, un componimento che guarda al passato, che è zeppo di ricordi e pieno di malinconie. Sono diventato poeta inconsciamente”. E ancora: “Penso che dentro di noi ci sia un altro con tante difficoltà a emergere. Ed è per questo motivo, allora, che viene ignorato. Personalmente sono stato molto fortunato, perché qualcuno mi ha voluto fare un regalo e me lo sono preso”. Il resto è saggezza, capelli bianchi.

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