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CINEMA, PITTURA, IL GIOCO DI “CACCIA AL QUADRO”

Masolino D’Amico “mette le mani avanti”: “Ciò che mettiamo in scena è un gioco. Riscoprire citazioni all’arte pittorica nel cinema, domandarsi quanto questa abbia inciso sulla settima arte è un po’ come chiedersi quanto sia importante la musica nella lirica. Il cinema vive di immagini, di macchie di colore, di pennellate restituite dalla macchina da presa”. Quel gioco si chiama “Caccia al quadro” e conquista il Circolo Canottieri Roma. Se fuori la giornata è guastata dalla pioggia, nella storica sede di Lungotevere Flaminio 39 spunta la luce. Grandi maestri del cinema che incontrano idealmente grandi pittori in un evento condotto dalla curatrice e storica dell’Arte Fulvia Strano per una “chiacchierata” con il critico e scrittore, socio del Circolo, Masolino D’Amico, districandosi tra mille fascinazioni visive.

Entusiasta il padrone di casa, Massimo Veneziano, presidente del Canottieri Roma che saluta con soddisfazione un nuovo appuntamento con la cultura. Evento anche questo coordinato dal consigliere alle Manifestazioni Edmondo Mingione. Tra gli ospiti in platea, il presidente dell’associazione Per Roma, ex giornalista Rai e deputato dell’undicesima legislatura, Marco Ravaglioli.

Le luci si abbassano e inizia l’incanto. A cominciare dal fotogramma de “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore, perfetto per la locandina dell’evento e per aprire l’interessante “faccia a faccia” Strano-D’Amico. Una sorta di “sfida” aguzzando la vista e invitando a respirare il cinema tra innumerevoli suggestioni.

Sono tante allora le opere che passano sotto la lente d’ingrandimento. Dalla curiosa proposizione de “Les Demoiselles d’Avignon” di Picasso in “Titanic” di James Cameron, bislacca eppure funzionale. “Il quadro apriva l’esplosione delle avanguardie pittoriche – ricorda la dottoressa Strano – Scomparendo nell’affondamento del Titanic, come viene raccontato nella finzione cinematografica, simboleggia un viaggio senza ritorno imboccato appunto dalla pittura nei meandri delle avanguardie stesse”.

Un viaggio senza ritorno come quello dei protagonisti di “C’era una volta in America” di Sergio Leone, “accompagnati” nelle loro notti dallo sguardo ammaliatore, irraggiungibile eppure fragile delle donne di  Tamara de Lempicka. Oppure un viaggio scherzoso, come quello di “Agente 007 – Licenza di uccidere” di Terence Young, primo capitolo della fortunata saga uscito nel 1962 in cui compare il “Ritratto del Duca di Wellington” di Goya rubato l’anno prima.

E ancora i tableau vivant. Quasi pop quello della “Nascita di Venere” di Botticelli ne “Le avventure del Barone di Munchausen” del genio visionario Terry Gilliam; struggente e irriverente al tempo stesso quello della “Deposizione” di Pontormo ne “La Ricotta” di Pier Paolo Pasolini. “Pasolini era appassionatissimo di pittura rinascimentale, tanto da comparire egli stesso come pittore nel ‘Decameron’”, ricorda D’Amico. Passando per la dogmatica rappresentazione di “The Nighthawks” di Hopper in “Crimini invisibili” di Wim Wenders.

All’elenco dei grandi maestri si aggiunge Stanley Kubrick e la sua “pinacoteca” (la metafora azzeccata è di Fulvia Strano) in “Barry Lyndon”. “Prima di girare quel film, Kubrick fece una grande ricerca sull’arte del Settecento, arrivando addirittura a chiedere a Nino Rota, che rifiutò, una colonna sonora che ripercorresse le note di quell’epoca”. Da non dimenticare nemmeno “La ronda dei carcerati” di Van Gogh in “Arancia Meccanica”. E ancora straordinarie folgorazioni come il Bates Motel di “Psycho” che Alfred Hitchcock prese in prestito da Hopper, amatissimo tra i cineasti.

A chiudere il lungo percorso Ridley Scott. O, meglio, il meraviglioso Rutger Hauer battuto da Harrison Ford in “Blade Runner” che rievoca il Galata morente di Epigono, statua conservata nei Musei Capitolini. E dalla pittura si passa alla scultura. Un’idea per un altro evento al Circolo?

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