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ASSEGNATI AL C.C. ROMA I PREMI RI.P.DI.CO.

La giustizia. Le mille forme, le molteplici sfumature, le tante strade da percorrere per raggiungerla e conquistarla. La giustizia che finisce sui libri, seppure non seguendo i consueti binari che portano a riempire tonnellate di manuali e codici, bensì romanzi, saggi, persino opere per l’infanzia. Quel tipo di giustizia che viene celebrato annualmente dal premio letterario “Scrittori della Giustizia“, indetto da RI.P.DI.CO (“Rivista Parlata di Diritto Concorsuale”) e Centro Studi di Diritto Fallimentare e Societario. Premio che ieri sera, per il secondo anno consecutivo, ha vissuto il momento clou della proclamazione dei vincitori al Circolo Canottieri Roma, grazie anche all’interessamento e alla passione del Segretario generale, l’avvocato Massimo Mannocchi.

Un’intensa serata al termine della quale sono stati proclamati vincitori Giuseppe Marotta, autore di “Sfrattati” (Corbaccio), opera inserita nella sezione Narrativa, e Paola Di Nicola, con il suo “La giudice. Una donna in magistratura” (Ghena Book), per la Saggistica. Due testi coraggiosi riusciti a spuntarla “sul filo di lana”, per dirla con il presidente del premio Umberto Apice, sugli altri libri in concorso, sottolineando l’altissima qualità anche quest’anno registrata.

Non certo mera opera di fantasia quella di Giuseppe Marotta, ufficiale giudiziario che – citando la presentazione della casa editrice – “offre un racconto struggente e intensamente umano del nostro Paese oggi. Il racconto di una crisi che colpisce sempre più persone. Marotta ci mostra uno spaccato estremamente originale da una prospettiva sconosciuta e inaspettatamente compassionevole. E si mette in gioco in prima persona: lui figura odiata e temuta e, allo stesso tempo, garante di giustizia e artefice di mediazione”.

“Ci vuole tatto per entrare in casa di sconosciuti, da soli, senza scorte, e chieder conto di un debito, minacciare un pignoramento o uno sfratto. – scrive infatti Marotta – Ci vuole tatto e coraggio. Bisogna entrarci in punta di piedi nelle case altrui. Anche questo fa parte del mio mestiere”.

Paola Di Nicola affronta invece un tema magari sconosciuto al grande pubblico eppure sempre vivo nelle aule di tribunale. “Ritornare a riflettere sulla storia delle donne nella magistratura italiana attraverso una vita intrigante e vera – riporta la nota di presentazione de ‘La giudice’ – significa ritrovare il piacere di pensare senza preconcetti e senza tralasciare nulla. Secoli di pregiudizi hanno visto la donna lontana da certi luoghi e da certe funzioni e ora, passando attraverso i corridoi del carcere di Poggioreale, nulla sembra turbare quel ticchettio di un passo deciso, eppure dentro di sé mille domande si rincorrono, prima fra tutte: cosa penserà l’imputato trovandosi di fronte una donna magistrato? I pregiudizi sono duri da estirpare ma ora, attraverso la voce di Paola Di Nicola, scopriamo il piacere di un vissuto e di un mestiere che abbraccia le vite degli altri in un unico manto che ‘traveste e nasconde’: la toga”.

Altre opere in gara, per la narrativa, “Gli artigli dell’innocenza” di Ornella Aprile Matasconi (Acca ed.) e “Testa o croce” di Massimo Mannucci (Soc. ed. Fiorentina). Per la saggistica: “Il giudice alla rovescia” di Luciana Breggia (Einaudi) e “La bellezza, la legge e Dio” di Guido Rispoli e Vito Mancuso (Il Margine ed.).

Componevano la giuria, presieduta dal magistrato Umberto Apice; gli avvocati e professori universitari Adolfo Di MajoMarcello Foschini; il costituzionalista e professore universitario Tommaso Frosini; lo scrittore Cesare Milanese; la saggista Claudia Valerio Pagan; i giornalisti televisivi e scrittori Mimmo Liguoro e Chiara Lico; il professore ordinario di Filosofia del Diritto Eligio Resta; l’avvocato, professore universitario e scrittore Bruno Capponi; i magistrati e scrittori Erminio Carmelo AmelioMassimo Ferro; nonché gli avvocati Alessandro Ferretti (segreteria) e Stefano Nicita (organizzazione).

Dopo la presentazione dei sei libri finalisti e prima dell’intervista agli autori curate dallo stesso Umberto Apice, l’avvocato Laura Vasselli ha letto stralci delle opere, accompagnando idealmente il gremito salone di rappresentanza del Circolo all’interno delle pagine. Dunque le votazioni e, a mitigare la trepidante attesa degli autori finalisti, il ricco cocktail tenuto nell’area piscina.

A tarda sera, allora, la proclamazione, l’applauso e i saluti a vincitori e vinti. Scrittori, narratori, profondi conoscitori nonché amanti della giustizia. Quella giustizia che esce dalle aule di tribunale e prende forme sempre nuove sulla pagina.

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